Il tour si divide in due giornate, il primo giorno prevede  al mattino la visita a paese di Orbetello di circa 2 ore più del tempo libero per fare shopping nei negozi del corso principale del paese. Mentre al pomeriggio visita ai paesi di Porto Santo Stefano e Porto Ercole. Nella seconda giornata si raggiunge l’Isola del Giglio con visita ai paesi di Giglio Porto, Giglio Castello e Campese. In alternativa è possibile fare una “minicrociera” durante la quale visiteremo l’isola di Giannutri e l’isola del Giglio 

Orbetello.

Orbetello, circa 35 km a sud-est di Grosseto, sorse al centro dell’omonima laguna nel luogo dove già in epoca etrusca esisteva un abitato. Nel 280 a.C. passò sotto il controllo dei Romani, che nel contempo fondarono la colonia di Cosa, nei pressi di Ansedonia. La città attraversò il medio evo senza lasciar traccia di avvenimenti degni di nota, citata nei documenti come Orbetellum eOrbitellus, che probabilmente deriva dal diminutivo del latino herbetum (“luogo erboso”). In età rinascimentale è chiamata “Orvitello”, in special modo dagli spagnoli.

In epoca medievale divenne un possesso della famiglia Aldobrandeschi che lo controllarono fino agli inizi del Trecento, quando il centro passò sotto il controllo di Orvieto e fu forse riedificato intorno al 1110 da Pietro Farnese. A seguito di varie lotte per il controllo della località tra gli Orsini di Pitigliano e gli Orvietani, la cittadina venne conquistata nel Quattrocento dai Senesi che la controllarono fino alla metà del secolo successivo, quando l’intera zona passò sotto il Regno di Spegna  nello Stato dei Presidii, del quale Orbetello divenne la capitale. La cittadina lagunare entrò a far parte del Granducato di Toscana soltanto agli inizi dell’Ottocento, a seguito della Restaurazione post-napoleonica.

Dalla laguna di Orbetello, tra il 1927 e il 1933, Italo Balbo partì per le sue quattro crociere aeree transatlantiche con uno squadrone di idrovolanti.

Porto Santo Stefano.

Porto Santo Stefano, situato nella parte settentrionale del Monte Argentario, è il maggior centro di questo promontorio. Per la sua posizione geografica favorevole fu frequentato dagli antichi popoli che navigavano nel Mediterraneo. I romani hanno lasciato notevoli tracce della loro presenza (tra le quali i resti dei bagni di Domiziano) e nelle loro carte indicavano Porto S. Stefano con nomi vari, tra i quali Portus Traianus e Portus ad Cetarias. Sotto la dominazione dei senesi che va dagli inizi del XV sec. alla metà del XVI Porto S. Stefano diviene un approdo di scarsa importanza soggetto alle frequenti incursioni dei pirati. In questo periodo vengono costruite la torre dell’Argentiera nel 1442, ed alcune torri costiere. Lo sviluppo del centro ebbe inizio intorno al 1550 sotto il Governatore spagnolo Núñez Orejón de Ávila, e continuò con la creazione dello stato dei Presidi e la costruzione della fortezza spagnola.

Nel 1646 Porto S. Stefano fu conquistato dai francesi per poi tornare sotto la dominazione spagnola nello stesso anno, nel 1707 fu conquistato dagli austriaci, insieme a tutto lo stato dei Presidi, nel 1737 si ebbe il dominio dei Borboni ed in questo periodo si registrò il primo sviluppo demografico importante con la presenza di molte famiglie provenienti dalla Campania, dall’Isola d’Elba, e dalla riviera Ligure. Nel 1801 si unì al regno di Etruria e nel 1815 con il trattato di Vienna passò sotto il Granducato di Toscana. Nel 1842 il granduca Leopoldo II di Lorena istituì la comunità di Monte Argentario, dove Porto Santo Stefano rappresentava il capoluogo e Porto Ercole la frazione. Infine nel 1860 insieme a tutta la Toscana andò a far parte del Regno d’Italia. La Fortezza è la costruzione più importante del paese; fu costruita durante il regno degli Spagnoli ed aveva funzioni di avvistamento marittimo. Da ricordare la totale distruzione del centro abitato durante i bombardamenti del 1944, quando rimasero in piedi la stessa Fortezza, il campanile della chiesa e poche altre abitazioni. Fino alla fine della seconda guerra mondiale, le fonti principali dell’economia santostefanese furono rappresentate dall’agricoltura, dalla pesca e dalla navigazione. Dagli anni sessanta invece si è sviluppato notevolmente il turismo arrivando ad essere la principale risorsa nell’economia della zona.

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Porto Ercole.

La storia di Porto Ercole ha inizio già in epoca etrusca, come testimoniato dai numerosi reperti trovati nelle zone limitrofe. In seguito, il piccolo centro etrusco fu conquistato dai Romani e trasformato in porto (una colonna di quell’epoca è stata ritrovata nel porto).

Si hanno notizie di Porto Ercole anche in età medievale: Nell’anno 1296 Margherita Aldobrandeschi, contessa di Sovana, fece erigere una torre quadrata chiamata Torre di Terra, il primo nucleo di quella che sarà la Rocca di Porto Ercole. Nel ‘300 il territorio fu ereditato dagli Orsini, i quali ampliarono e fortificarono la Torre. Nello stesso periodo sorse il primo nucleo della futura chiesa di Sant’Erasmo, identificabile nel coro dell’attuale chiesa. Nel XV secolo il porto fu comprato dalla potente Repubblica di Siena, che consolidò il preesistente edificio medievale, innalzò le mura che ancora oggi cingono il borgo (importante traccia è il portale gotico sormontato da un campanile) e costruì alcune delle torri costiere che ancora persistono sulla costa argentarina. Con Siena Porto Ercole fiorì.

Con le pretese sull’Italia di Francia e Spagna, Porto Ercole si trovò nel bel mezzo della contesa. Infatti, con l’alleanza di Firenze con la Spagna e di Siena con la Francia, a Porto Ercole si svolse un’importante battaglia, ovvero “la Presa di Porto Ercole”, raffigurata dal Vasari nella Sala dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Poco prima della battaglia il paese fu munito da Piero Strozzi di altre otto fortificazioni, oltre a quella già esistente: forte della Galera, forte di Santa Barbara, forte Sant’Elmo, forte Stronco, forte Guasparrino, forte dell’Avvoltoio, forte Sant’Ippolito e forte Ercoletto, situato sul vicino Isolotto. Di queste fortificazioni non rimane alcuna traccia, solo la Rocca sopravvisse.

Con la disfatta di Siena e della Francia, il Porto fu annesso al nuovo Stato dei Reali Presidi di Spagna, costituito dalla Pace di Cateau-Cambrésis. La Spagna si occupò della fortificazione del porto, ampliando la Rocca Senese e costruendo altri tre forti: Forte Filippo, Forte Stella e Forte Santa Caterina.

Con il buon governo spagnolo Porto Ercole conobbe il massimo splendore e divenne un porto a livello europeo. Il 18 luglio 1610 trovò la morte a Porto Ercole Michelangelo Merisi da Caravaggio. Secondo un documento, sarebbe morto di malattia nell’ospedale di Santa Maria Ausiliatrice, che corrisponderebbe con l’attuale chiesa sconsacrata di Santa Croce. Nel Settecento sorse nella parte opposta del porto il quartiere chiamato “Le Grotte”. Con la dissoluzione dello Stato dei Presidi da parte di Napoleone il paese conobbe un lento declino. Il porto rinacque come meta turistica con la visita dalla regina Giuliana d’Olanda. Attualmente è una meta turistica di prima scelta.

Luoghi di interesse storico e artistico sono certamente i quattro forti, in special modo il Forte Stella,  con la sua pianta stellare a sei punte, e le chiese di Sant’Erasmo e di San Rocco.

ISOLA DEL GIGLIO

L’isola fu abitata fin dall’Età del ferro. Successivamente fu probabilmente una base militare etrusca ed anche sotto la dominazione romana fu una base di una discreta importanza nel Mar Tirreno citata, per esempio, da Giulio Cesare nel De bello civili e dal poeta Claudio Rutilio Namaziano. A margine dell’abitato di Giglio Porto, leggermente al di sotto del livello del mare, si trovano i resti della villa romana dei Domizi Enobarbi: si tratta di una vasta area che comprende una vasca a mare per la piscicultura, mura perimetrali e criptoportici, resti di opus sectile, mosaico, affreschi, terrazza stellata di pertinenza, strutture lungo mare con serie di arcate e una lunga terrazza pensile; l’intera area è denominata I Castellari. Nelle epoche successive fu governata da varie famiglie nobili dell’Italia centrale e dal 1264 dal governo pisano, che dovette poi cederla ai Medici. Nel Medioevo passò sotto il dominio della famiglia Aldobrandeschi, successivamente al comune di Perugia. Entrò nelle proprietà di Pisa dal 1264 al 1406 e successivamente passò a Firenze. Nel 1544 il pirata Khayr al-Din detto il Barbarossa saccheggiò l’isola, uccise chiunque si opponeva e deportò, come schiavi, oltre 700 gigliesi. In seguito a questa sanguinosa incursione, la famiglia dei Medici ripopolò l’isola con gente proveniente dalle terre senesi. Gli attacchi saraceni poi continuarono fino al 1799.

 

Aerial_view_of_Isola_del_Giglio,_2006-06-04